Sì, la situazione è grave

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Farsi prendere dal panico non serve, ma non ignorare gli avvisi delle entità sanitarie circa il Coronavirus. Un’opinione sempre più diffusa è che il contenimento fosse ancora possibile solo poche settimane fa, ma ora è troppo tardi. Lo sviluppo dell’epidemia in Cina ci ha concesso un vantaggio in termini di tempo, ma l’abbiamo sprecato. Siamo ormai entrati nella fase pandemica, che sarà seguita dalla ricorrenza stagionale della malattia almeno fino a quando non avremo un vaccino (che potrebbe non essere disponibile fino al 2022). Inoltre, recenti scoperte suggeriscono che gli asintomatici che hanno contratto il virus lo stiano diffondendo. Ciò ne complica ulteriormente il contenimento e rende le misure di distanziamento sociale ancora più fondamentali.

Questa non è una banale influenza

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Nemmeno nel migliore dei casi

La stima di un tasso di mortalità del 3,5% realizzata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è una media ottenuta su fasce d’età, e numerosi dati di monitoraggio sono stati forniti a riprova degli elevati numeri di casi asintomatici. È opinione fortemente condivisa che gli ultrasessantenni e chi è affetto da patologie preesistenti rappresentino le categorie più colpite.

Grafico che mostra come il tasso di mortalità del COVID-19 raggiunge l'apice al 14,8% negli adulti sopra gli 80 anni, mentre è al di sotto dell'1% nelle persone sotto i 50 anni

All’inizio dell’epidemia, si sperava che la percentuale del 3,5% fosse ampiamente sopravvalutata, tuttavia, man mano che emergono nuove evidenze, questa speranza si va assottigliando. I numeri provenienti dalla Corea del Sud sono a oggi i più ottimistici nel mondo (solo lo 0,7% dei casi si è rivelato fatale); tuttavia, a) la popolazione sudcoreana è mediamente più giovane e b) La Corea del Sud (contrariamente agli USA) ha preso le giuste misure sin dalle primissime fasi dell’epidemia: è stata adottata una combinazione di test a tappeto, trasparenza assoluta, sostegno pubblico e geniali stazioni mobili per il test! Se questo ceppo di Coronavirus è come altri virus, misure forti in grado di contenere la trasmissione potrebbero anche diminuire la “dose” media di particelle virali che provocano un determinato caso; ciò contribuirebbe a ridurre la gravità media della malattia e ad abbassare i tassi di mortalità complessivi. Solo il tempo potrà dirlo.

Inoltre, anche SE il tasso di mortalità reale del Covid-19 fosse solo dell’1% (come è attualmente nel caso della Diamond Princess), sarebbe comunque dieci volte più elevato rispetto a una tipica influenza stagionale.

Istogramma con tassi di mortalità stimato tra il 0,5% ed il 4,0%, paragonato all'influenza stagionale con un tasso del 0,1%

I 61.099 decessi per influenza negli Stati Uniti durante la grave stagione influenzale del 2017-2018 ammontavano allo 0,14% dei 44,8 milioni di casi stimati di malattia influenzale. Vi furono anche 808.129 ricoveri ospedalieri per influenza stimati, per un tasso dell’1,8%. Supponi che scoppi un’epidemia di Covid-19 di dimensioni analoghe negli Stati Uniti, moltiplica le stime di decessi e ricoveri per 5 o per 10, e otterrai cifre spaventose: da 300.000 a 600.000 decessi, e da 4 a 8 milioni di ricoveri in un Paese che ha 924.107 posti letto [per il totale delle patologie].

Per la maggior parte delle persone, l’infezione porta a una malattia lieve ma comunque contagiosa; è così che si diffonde. Chi si ammala in modo più grave è colpito duramente. La mortalità non rappresenta il quadro completo: l’Italia ha riportato che il 10% dei casi non richiede soltanto il ricovero, ma anche la terapia intensiva – e quella terapia è necessaria per un periodo di 3-6 settimane. Tutto ciò non è sostenibile.

Mantieni il focus sull’obiettivo

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#FlattenTheCurve

Si sono spese molte parole sull’ipotesi di un tasso “effettivo”; tuttavia ci troviamo ancora in una fase precoce della pandemia e potrebbero volerci anni per determinare con precisione il tasso di mortalità. CIÒ CHE SAPPIAMO è che si colloca all’incirca tra il 5% e il 4% di mortalità; questa percentuale è una prova più che sufficiente a giustificare un’azione preventiva decisa, immediata e su larga scala. La cosa più importante da fare è senza dubbio appiattire la curva dell’epidemia in modo che i nostri sistemi sanitari possano far fronte alla situazione e così da dare tempo agli scienziati per la ricerca di vaccini e cure.

È già qui

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Fai conto che il virus sia già nella tua città/nel tuo paese/nel tuo posto di lavoro/nella tua chiesa/ecc. Quasi sicuramente è già “qui” e semplicemente non è stato ancora rilevato a causa della mancanza di test. Inoltre sei Stati degli USA non hanno ancora neanche un laboratorio pronto per eseguire il test anche se ne fossero in possesso. Stime dall’Italia affermano che allo scoppio dell’epidemia, il numero di contagi effettivi era di quattro volte il numero dei casi che era possibile confermare in quel momento. La trasmissione con modalità poco chiare era già in atto da settimane prima che venisse rilevata a Seattle. Seattle e Stanford si stanno facendo in quattro per mettersi in pari con i propri kit per il test; circa il 5-7% dei test in Seattle è risultato positivo e chiunque (previa indicazione medica) può sottoporsi al test.

Frustrato dalla mancanza di test dovuta al problema del kit sviluppato dai CDC, il Seattle Flu Study ha cominciato a usare un test sviluppato in-house per analizzare la presenza di Covid-19 in campioni provenienti da persone risultate negative all’influenza. Questo lavoro—ammissibile in quanto trattavasi di ricerca— ha portato alla luce il caso del giovane contagiato della Contea di Snohomish.

(Per il bene della salute pubblica, La University of Washington sta pubblicando questi risultati). Finora solo UW e Stanford si sono mosse in anticipo con i loro test (non forniti dai CDC); entrambe le istituzioni hanno stabilito la sostituzione delle lezioni in presenza con alternative di didattica a distanza. Un provvedimento che parla da sé; più enti universitari dovrebbero seguire l’esempio. Detto ciò, i docenti necessitano di tecnologie e supporto per effettuare questo passaggio.

Le istituzioni educative con scarse risorse (sprovviste di computer o rete internet) incontreranno molte difficoltà nell’adeguamento. Quindi meglio iniziare dalle università (e discipline) per cui il passaggio comporterà meno disagi. Non ci sono soluzioni univoche, ma la rapidità è essenziale. Professori, non aspettate che la struttura amministrativa del vostro ateneo estenda la decisione a tutto il campus. Passate autonomamente a un’opzione di e-learning. Consulta questi suggerimenti per l’insegnamento online in caso di necessità.

Nessun Paese è abbastanza preparato, inclusi gli Stati Uniti

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Sebbene il rapporto di valutazione esterna congiunta dell’OMS stilato nel 2016 attribuisca agli USA un punteggio elevato rispetto alla prontezza di risposta in caso di un’emergenza sanitaria pubblica, uno studio della Johns Hopkins University ha osservato che “sembrano esserci notevoli lacune nell’organizzazione da parte degli ospedali di piani per epidemie di influenza pandemica e altre malattie infettive”. Secondo le proiezioni dell’IHME dello scorso 1 Aprile, “si prevede che gli USA necessiteranno di 262.092 posti letto totali (39.727 per UTI), e 31.782 ventilatori per assistere i pazienti COVID-19. Questa domanda alle risorse ospedaliere potrebbe condurre a un ammanco nazionale di 87.674 posti letto totali e 19.863 letti in UTI date le attuali traiettorie della COVID-19.” Non abbiamo a disposizione l’attrezzatura, la formazione, o la disponibilità di informazione necessarie e dobbiamo sbrigarci. Nessuno è preparato. Per questo motivo le scelte che fai oggi sono così importanti.

Chi tra noi ha colleghi nel nord Italia (l’area più colpita) sa che possono contare su medici, docenti di malattie infettive e immunologi eccezionali. Nonché su un sistema sanitario pubblico efficiente, quindi non si tratta di un lontano problema da terzo mondo che non ha niente a che fare con la situazione negli USA.

Alcune politiche sono più efficaci nel controllo della pandemia

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  • Copertura sanitaria universale;
  • garanzia universale di congedo retribuito per malattia;
  • durata di congedo retribuito per malattia di 4-6 settimane;
  • garanzia di congedo retribuito per motivi familiari (per assistere parenti ammalati);
  • supporto economico o operativo coordinato per chi è tenuto all’auto-isolamento;
  • politiche che incentivino gli assicuratori a elargire piuttosto che negare assistenza;
  • politiche che separino l’assistenza sanitaria dalla situazione di impiego (in loro assenza, se ci si ammala si rischia anche la bancarotta, mentre chi è disoccupato non ottiene accesso all’assistenza sanitaria. In un anno di pandemia, gli effetti di entrambi i casi sono devastanti);
  • una divulgazione pubblica delle informazioni chiara, veritiera e trasparente a tutti i livelli circa la gravità della minaccia e cosa può fare ognuno di noi per contribuire.

Il fatto che in alcuni Paesi tali politiche non sono mai esistite complica i comportamenti da adottare per #appiattirelacurva.

Questa è una buona sintesi delle misure sanitarie pubbliche che sono essenziali per una risposta efficace alla pandemia

C’è una speranza e questa speranza sei tu. Ecco come funziona

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Puoi dare un contributo seguendo il più possibile queste indicazioni. Prima si prendono contromisure, più precauzioni si prendono, più vite saranno salvate. Non potrebbe essere più semplice. Le persone che ieri hanno sottovalutato il problema sono le stesse che ora stanno reagendo in modo eccessivo. Resisti all’impulso di allontanare o di perdere la speranza. È fondamentale mantenere la calma, lavorare in modo costante per controllare l’infezione e spingere le altre persone a seguire il buon esempio.

Da un caro amico di Pechino: “Allontanate il più possibile la paura e l’isteria che potrebbero colpire le vostre città. Usate il buon senso, ma non lasciate che diventi una scusa vuota per non amare il prossimo. Scegliete la generosità invece di accumulare scorte. E nei momenti più difficili (o magari dopo aver visto troppi notiziari), mettete la musica ad alto volume e ballate! Celebrate la gentilezza. È lì, non scomparirà, e voi potete catalizzarla”.

Ecco come.